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editoriale 220909

L'OPINIONE di MASSIMO INTROPIDO

Le grandezze macroeconomiche sembrano iniziare la risalita, spinte dal faticoso recupero della fiducia, ma solo la ripresa dell'occupazione riaccenderà i consumi.

Milano, 22 settembre 2009.


Cari Lettori,
la recessione sembra perdere vigore di settimana in settimana, anche se certe dichiarazioni ottimistiche da parte di politici ed economisti sembrano ancora fuori luogo. Da mesi, gli indici che misurano la fiducia degli imprenditori sono in netta ripresa ed in alcuni casi sono tornati al di sopra della soglia dell'ottimismo. Gli ordini di beni durevoli e la produzione industriale americana da' i primi segni di ripresa. Il settore edilizio statunitense ha vissuto un agosto trionfale ed ora è chiamato a ripetersi anche a settembre. Le banche centrali non aumentano al momento il costo del denaro, ma non è lontano il giorno in cui ciò accadrà, in quanto la deflazione sembra rallentare decisamente.

Quindi, la prospettiva è di arrivare alla fine di questo 2009, in una situazione che veda quanto meno la conclusione della fase d'emergenza. Si potrebbe così assistere all'inizio della ripresa vera e propria, basata sull'aumento dei consumi e non sul taglio dei costi. Questa nuova fase economica sarà senz'altro legata al ritorno dell'ottimismo (o almeno al termine del pessimismo) in seno alle famiglie e ciò potrà avvenire solo quando il mercato del lavoro avrà davvero toccato il fondo, cosa che non pare avvenuto fin'ora. In pratica la maggior parte dei problemi si sta dissolvendo, ma manca ancora un fattore decisivo, quello del lavoro, per innescare il ritorno ad una congiuntura più sana.

E proprio la ripresa dell'occupazione ciò che le banche centrali stanno attendendo prima di attuare la cosiddetta
exit strategy, ovvero la fine del periodo caratterizzato dal "denaro regalato". Una stabilizzazione o un miglioramento del mercato del lavoro, produrrebbe immediatamente pressioni sui prezzi e fornirebbe alle banche centrali il motivo per aumentare nuovamente i tassi senza poter essere accusate di politiche ostruzionistiche o non stimolatrici dell'economia.

Se il 2009 è stato l'anno della "difesa di Stalingrado" per le banche, il 2010 potrebbe essere l'anno della controffensiva dei consumi e dunque dell'inizio del lungo cammino verso la vittoria finale, vale a dire il raggiungimento di nuovi massimi della congiuntura.

Come possiamo tradurre tutto ciò in obiettivi borsistici?
Basta semplicemente partire dai dati oggettivi. Il FTSE MIB ha raggiunto il suo massimo pre-crisi nel maggio 2007 (quando ancora si chiamava S&P MIB) ad oltre 44.000 punti. Dopo la discesa di un anno e mezzo ha raggiunto i minimi a marzo di quest'anno, poco sopra ai 12.000 punti. Fanno in totale 32.000 punti di ribasso, quasi il 75%. Il problema è capire quanta parte di questa discesa dipendesse dalla recessione e quanta fosse imputabile ad un'ipotesi di collasso della finanza americana.

In questo caso, aiuta l'osservazione dei valori teorici (in quanto allora l'indice non esisteva) che il FTSE MIB avrebbe raggiunto nel 2001, dopo gli attentati alle torri gemelle e quel livello è facile da individuare a metà strada tra il 20.000 E 21.000 punti. La successiva ripresa economica (a partire dal 2003) è iniziata quando l'indice si trovava pressappoco ai livelli attuali.

Tornando ai giorni nostri, questo significherebbe che i prossimi 18.000 punti vanno recuperati grazie alla congiuntura. Possiamo dire che non è irrealistico ipotizzare di recuperare quello spazio entro la fine del 1011 e da lì in poi verificare se l'inevitabile trasformazione (frutto di questi 2 anni di dura crisi) riuscirà a creare uno sviluppo economico ulteriore.

Come sempre, buon trading a tutti.




Massimo Intropido



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