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L'OPINIONE di MASSIMO INTROPIDO
SELEZIONE ED EQUILIBRIO
NELLA SCELTA DEI PAESI IN CUI INVESTIRE.
Nelle ultime settimane le agenzie di rating si sono accanite contro alcuni Stati europei, ma in generale, la finanza è tutt’altro che guarita.
Milano, 23 Dicembre 2009.
Cari Lettori,
lo scorso martedì Moody’s ha pubblicato un rapporto sull’andamento del debito sovrano. Ha definito il 2010 come “l’anno delle turbolenze”. Sicuramente non si tratta di un preambolo incoraggiante. Moody’s calcola uno speciale indicatore, il Misery Index, sommando tra loro deficit fiscale (cioè il disavanzo dell’anno corrente) e la disoccupazione.
Il significato di questa aggregazione va ricercato negli insegnamenti classici della teoria economica e cioè: se la spesa pubblica supera il gettito fiscale, rimangono ben poche risorse ulteriori per combattere la disoccupazione. Come diceva il più grande economista della storia, John Maynard Keynes, quando lo Stato non sa più cosa fare per creare occupazione, è sufficiente che assuma delle persone per scavare buche e poi ricoprirle. L’importante è che, in cambio di questo esercizio fisico, paghi un salario.
Quindi, secondo la metodologia di calcolo di Moody’s, i Paesi con più alto valore dell’indice sono quelli in cui le prospettive economiche sono più misere. Ebbene, la lista degli Stati più a rischio, almeno per quanto riguarda quelli più industrializzati, annovera la Spagna, la Lettonia, la Lituania, l’Irlanda e la Grecia, subito dopo vengono Gran Bretagna, Islanda e Stati Uniti. L’Italia è al quindicesimo posto in questa “lista dei cattivi”, al pari della Germania, ma un po’ peggio della Repubblica Ceca.
Martedì scorso il premier greco George Papandreu ha presentato un piano per risolvere i problemi finanziari del suo paese, afflitto da un debito pubblico che viaggia verso i 300 miliardi di Euro, quest’anno dovrebbe chiudere l’annata fiscale con un deficit pari al 12,7% del prodotto interno lordo. Il giorno successivo anche Standard & Poor’s ha tagliato il rating del Paese ellenico, portandolo da “A-” a “BBB+”. La stessa manovra, come si ricorderà, era stata effettuata la settimana prima da Fitch.
Negli Stati Uniti non è che le cose vadano meglio. Il Tesoro americano pare aver rinunciato alla cessione della prima tranche di azioni Citigroup che gli avrebbe dovuto fruttare 5 miliardi di Dollari. Meno male che Wells Fargo restiuirà i 25 miliardi di aiuti ricevuti dal Governo americano, il che la costringerà ad effettuare disinvestimenti, tagliare il dividendo ed aumentare il capitale per almeno 10,6 miliardi di Dollari.
Perché ho dedicato tanto spazio questo lungo preambolo?
Perché la prima parte del 2010 pare annunciarsi come un ennesimo periodo di resa dei conti, magari capitanato dalle società di rating. È sotto gli occhi di tutti il formidabile rally del Dollaro nei confronti dell’Euro. Per noi europei rappresenta un’occasione importante, poiché restituisce un po’ di competitività alle nostre aziende e ci offre un’attività finanziaria in cui è possibile investire.
Tuttavia sarebbe sbagliato credere che d’ora in avanti tutta la virtù stia negli Stati Uniti e tutti problemi risiedano in Europa. Come scrivevo nei numeri precedenti, un recupero del biglietto verde riporterebbe un po’ d’ordine nella finanza globale, ma chi vorrà scommettervi dovrà farlo con attenzione, in quanto la finanza americana sta ancora attraversando una difficile convalescenza dopo la crisi secolare affrontata.
Certamente l’Europa ha i suoi problemi, si chiamino Grecia o Spagna o in qualche altro modo, ma esistono anche nazioni come Francia e Germania che non hanno esitato e non esiteranno a difendere con rigore il saldo dei conti pubblici, anche a costo di sottoporre i loro cittadini ad un periodo di sacrifici economici.
Teniamone conto mentre costruiamo il nostro portafoglio.
In occasione delle imminenti festività, auguro a tutti i miei Lettori un felice e gioioso Natale ed un meraviglioso 2010.
E come sempre, buon trading a tutti.
Massimo Intropido
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