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L'OPINIONE di MASSIMO INTROPIDO
L’aiuto alle banche europeee avrà la precedenza assoluta e non sarà zavorrato da ritardi e rinvii. E allora sfruttiamo il nuovo tentativo di rally, già pronto ai nastri di partenza!
Milano, 08 ottobre 2011.
Cari Lettori,
settimana alquanto contrastata per i mercati finanziari. Ai timori per il collasso economico greco si sommano quelli legati alle difficoltà di grandi istituti di credito europei, prima fra tutti la banca franco-belga Dexia. Ciò nonostante, le Borse stanno reagendo più che positivamente e i loro indici sembrano avviati verso quel rally che da tempo gli operatori attendono.
Eppure, era più logico attendersi un'ulteriore scivolone. Perchè allora è successo il contrario? Perchè per l'Europa proteggere le proprie banche è sicuramente più urgente ed importante che salvare la Grecia. E' una priorità che i mercati danno per certa.
In altre parole, danno per scontato che per risanare il settore creditizio europeo (effettivamente mal messo) non vi saranno nè ritardi nè rinvii come invece è avvenuto per il Paese ellenico. E il recente rimbalzo arriva provvidenzialmente al termine di uno dei peggiori trimestri borsistici dal 1997 ad oggi, un trimestre al cui interno si sono concentrati problemi e mediocrità politiche.
La situazione greca ha ormai del paradossale e rasenta il ridicolo. Il paese ellenico ha annunciato di non riuscire a rispettare gli impegni finanziari imposti dall'Unione Europea a causa della recessione innescata proprio dalle restrizioni decise dalla Comunità stessa. Era un timore già condiviso da molti addetti ai lavori e rappresenta un’ulteriore fallimento di quel piano di soccorso (orchestrato dalla Germania) che si è rivelato assurdamente lento nell'erogare aiuti e velocissimo nell'imporre pesanti sacrifici ad un Paese già in crisi.
In altre parole, il medico sta uccidendo il paziente. È una situazione figlia dell’integralismo monetario di stampo tedesco. La crisi del debito europeo si poggia certamente su situazioni debitorie eccessive, ereditate dal passato, ma illudersi di correggerle drasticamente proprio ora in una fase di rallentamento congiunturale è, metaforicamente parlando, voler imporre pesanti esercizi in palestra ad un paziente dalle ossa rotte!
Dunque come si può uscirne? Esattamente come da tutti gli altri problemi europei, erogando finanziamenti. E di altrettante erogazioni avranno bisogno anche le banche europee e, paradossalmente, le più bisognose sono proprio quelle francesi ed alcune tedesche, vale a dire le istituzioni finanziarie di quegli Stati che pretendono sacrifici finanziari dagli Stati membri più deboli economicamente.
Ci vorrebbe proprio qualcuno che esortasse la Merkel e Sarkozy a fare un po’ di pulizia in casa propria, prima di chiedere di farla agli altri, ma ormai questi due governi hanno perso molta credibilità ed agiscono sulla scia di pressioni internazionali dirette a far sì che, nell’area Euro, si risolvano i problemi legati all'insostenibilità dei debiti sovrani.
Le ultime settimane stanno portando ad un drastico cambiamento di direzione nella mentalità con cui si guarda alla finanza europa.
Emerge, palesemente, il totale fallimento del rigore tedesco, oramai tardivo e fuoriluogo. La Germania l'avrebbe dovuto adottare all’inizio degli anni Duemila quando la finanza, per via dell'incontrollato sviluppo degli strumenti derivati, creò masse di denaro totalmente inesistenti. I rigidissimi banchieri tedeschi avrebbero dovuto intervenire allora sulle loro banche, visto che le stesse ora si ritrovano in portafoglio cifre esorbitanti investite in derivati, il cui vero valore è difficilissimo da quantificare.
Germania e Francia hanno affrontato l’inevitabile crisi del debito pubblico di Stati strutturalmente più deboli con una mentalità ipocrita, servita solo ad aggravare il problema anzichè risolverlo. Ma fortunamente, per rimediare al grossolano errore, Cina e Stati Uniti esercitano continue pressioni sull'Unione Europea affinchè non si lasci spazio a idee utopisticamente rigorose.
Anche per questo è giunto l’annuncio di aiuti immediati, concreti e senza condizioni al sistema creditizio europeo che ha generato un fortissimo rimbalzo degli indici di Borsa in soli due giorni, un rimbalzo così sostenuto da consentire all’Italia di ignorare totalmente il taglio di rating subito da Fitch (un giudizio che segue quello di S&P e Moody's, quindi già scontato nei rendimenti dei titoli di stato italiani).
Tutto ciò ci dimostra che i mercati finanziari vogliono ordine, aiuti e soluzioni fattibili. Non vogliono ideologie, non vogliono litigi, non vogliono esitazioni e non vogliono politiche irrealistiche. Peccato che sia proprio quello che finora è stato offerto da Merkel e Sarkozy!
E per concludere vorrei focalizzare l'attenzione sul rally che sembra finalmente avviarsi. Gli avvenimenti degli ultimi giorni ci rivelano che sulle piazze finanziarie c'è grandissima voglia di rimbalzo. I problemi, come ho più volte ripetuto, sono più natura politica che economica. La forza con cui rimbalzano i titoli azionari dimostra come sia diffusa l’opinione che gli attuali prezzi siano più bassi di quanto giustificherebbe la recessione (che comunque per ora non c’è).
Certo, quando si apprende che le banche europee (soprattutto quelle francesi) sono tutt'ora a rischio, si fatica ad optare per un'investmento azionario, magari nel settore creditizio. Eppure, in queste situazioni, le Borse sanno essere estremamente lungimiranti, perché lo scopo degli operatori è di guadagnare il più possibile e il prima possibile. Quando si intuisce che i prezzi delle attività finanziarie offrono opportunità di business, ci si accontenta delle minime ragioni che giustifichino un rally e, così facendo, si finisce per generarlo davvero.
Non è facile andare a caccia di occasioni quando tutti parlano di crisi, di tagli di rating e di banche in difficoltà. Tuttavia, questi sono momenti in cui i titoli vincenti si possono acquistare ai prezzi migliori. Ma, poiché si compra in momenti di alto rischio, la dimensione dell’investimento deve essere davvero contenuta.
E' indispensabile diversificare e suddividere i propri acquisti in vari momenti.
La strategia dell'accumulo progressivo e diversificato, può essere utilizzata sia in ambito azionario che obbligazionario, comprando per esempio titoli di Stato italiani visto che, anche in quel comparto, molti gestori intravvedono ottime opportunità.
Naturalmente, non possiamo dimenticare che attualmente il prezzo dei titoli governativi italiani viene frequentemente sostenuto dagli acquisti della Banca Centrale Europea, ma quando finalmente si troverà una soluzione politica alla crisi, la necessità di tali interventi verrà meno ed il mercato ricomincerà ad esprimere valori più realistici anche per il nostro debito pubblico.
Chi invece ha un profilo di rischio estremamente prudente può ancora aspettare qualche settimana prima di prendere posizione.
C’è così tanto da recuperare che per ora non è necessario correre!
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